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Il futuro delle co.co.co

Collaborazioni convertite a tempo indeterminato se si verificano tre indicatori
Scompare il lavoro a progetto e rinasce – seppure dentro confini più stretti di quelli preesistenti – la collaborazione coordinata e continuativa. Dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del “codice dei contratti”, saranno abrogate tutte le norme che oggi regolano il lavoro a progetto (restando in vita, fino alla loro scadenza, i contratti in corso). Pertanto, viene meno la possibilità di utilizzare i co.co.pro, ma scompaiono anche tutte quelle norme che avevano la finalità di contrastare gli abusi.

Le nuove regole
Questa innovazione si combina con una scelta che pare contraddittoria rispetto alla dichiarata volontà di contrastare l’utilizzo del lavoro parasubordinato: viene lasciato in vita il contratto di collaborazione coordinata e continuativa “ordinario”, privo cioè degli obblighi connessi al lavoro a progetto. Tale contratto potrà quindi essere stipulato senza la necessità di definire un progetto, libero da qualsiasi vincolo di durata, svincolato dall’obbligo di raggiungimento di un risultato e in mancanza di criteri legali per la determinazione del compenso.

Per evitare che si ripetano gli abusi del passato, la nuova disciplina stabilisce che, dal 1° gennaio 2016, per i rapporti di collaborazione (salvo i casi per i quali la legge prevede delle deroghe, si veda articolo a destra) si “applica” la disciplina del lavoro subordinato, in presenza di alcuni indicatori specifici. Viene introdotta una sorta di presunzione di subordinazione, che opera quando la prestazione del collaboratore ha carattere esclusivamente personale (resa, cioè, senza un’organizzazione di impresa) e si svolge in maniera continuativa nel tempo. Inoltre è necessario che le modalità di esecuzione della prestazione siano «organizzate dal committente». La legge non specifica il concetto di organizzazione della prestazione, ma indica come forme possibili in cui si manifesta questo elemento la determinazione, a cura del committente, dei tempi e del luogo di lavoro.

La certificazione
L’inesistenza dei requisiti che rendono applicabile la presunzione di subordinazione può essere oggetto di certificazione: le parti, quindi, possono recarsi presso una delle sedi abilitate dalla legge e, se ottengono il provvedimento di certificazione, possono rendere più difficili eventuali ispezioni amministrative (minore è invece l’impatto sull’eventuale contenzioso azionabile dal collaboratore). Gli indicatori appena introdotti non cancellano quelli che, storicamente, sono stati usati dalla giurisprudenza per sanzionare gli abusi. Pertanto le collaborazioni potranno sempre essere convertite in lavoro subordinato in caso di esercizio da parte del committente di un potere direttivo, organizzativo e disciplinare. I nuovi indici di subordinazione saranno efficaci dal 1° gennaio 2016. Considerato che il lavoro a progetto viene abrogato immediatamente, ci sarà una “finestra” di circa 6 mesi nel corso della quale la collaborazione coordinata e continuativa potrà essere utilizzata con le regole vigenti prima della legge Biagi.

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