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Distacco in crisi senza accordo sindacale

La crisi aziendale non limita il distacco
La Corte d’appello di Campobasso con sentenza 110 del 5 giugno scorso ha espresso il concetto per cui, anche in presenza di una rilevante e prolungata contrazione produttiva e di contestuale crisi occupazionale, l’interesse del datore di lavoro al distacco di uno o più lavoratori può legittimamente risiedere nell’esigenza di non disperdere il patrimonio professionale costituito dalle competenze e capacità maturate dai dipendenti distaccati.

Il caso su cui è stata chiamata a pronunciarsi la Corte era relativo al distacco di un lavoratore dello stabilimento Sevel di Atessa – in una fase di forte contrazione produttiva, da cui era scaturito, tra le altre misure, il ricorso alla Cigs – verso lo stabilimento Fiat di Termoli, dove la professionalità del dipendente aveva continuato ad essere utilizzata.

La difesa del lavoratore aveva sostenuto che il distacco era intervenuto per gestire la crisi occupazionale che aveva colpito l’impresa distaccante e non, invece, per un effettivo e diverso interesse temporaneo del medesimo soggetto distaccante. Per la società distaccataria, invece, la crisi occupazionale costituiva unicamente il contesto in cui era avvenuto il distacco dei lavoratori, mentre l’interesse dell’impresa distaccante risiedeva nella necessità di non depauperare il patrimonio professionale dei lavoratori e, anzi, di arricchirne le competenze mediante la temporanea utilizzazione in altra impresa.

Il Giudice di primo grado aveva accolto la tesi del lavoratore, sostenendo che nel caso specifico l’interesse al distacco risiedeva nell’esigenza di contrastare una crisi produttiva non transitoria e, quindi, di salvaguardare i livelli occupazionali dell’impresa distaccante attraverso l’invio dei lavoratori eccedentari presso la distaccataria. Sulla scorta di questa lettura, il Tribunale aveva concluso che era stata disattesa la disciplina prevista dall’articolo 30 del Dlgs 276/03 in materia di distacco del lavoratori, in quanto l’opzione perseguita dalla distaccante (Sevel) e dalla distaccataria (Fiat) avrebbe dovuto realizzarsi attraverso uno specifico accordo sindacale. L’articolo 30 richiama, in proposito, la disciplina dell’articolo 8, comma 3, del Dl 148/93, a norma del quale forme di comando o distacco di uno o più lavoratori da una ad altra impresa per un periodo limitato di tempo possono essere regolati mediante accordi sindacali. Il Giudice di primo grado, sulla base di questa previsione normativa, censurava il distacco operato da Sevel verso Fiat e condannava quest’ultima società a costituire un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con il lavoratore oggetto del distacco.

La Corte d’appello ha ribaltato questa prospettiva, affermando che il distacco conteneva una specifica utilità per l’impresa distaccante, che non si riduceva alla salvaguardia dei livelli occupazionali, ma risiedeva nell’interesse a mantenere professionalmente attivi i lavoratori.

Alla luce di questa ricostruzione, si è affermato il principio per cui la misura del distacco è compatibile con una situazione di crisi produttiva e occupazionale del soggetto distaccante, in quanto anche in tale ipotesi uno specifico interesse al distacco risiede nella possibilità di preservare il patrimonio professionale dell’impresa attraverso la continuazione dell’attività lavorativa presso il soggetto distaccatario ed anche al fine di un incremento della polivalenza professionale individuale dei lavoratori distaccati.

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