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Via la mobilità dal 2016: resta alle aziende il contributo dello 0,30%

Contributo per la mobilita’ recuperato dalle aziende dal 01/01/2017 (risparmio contributivo)
Il governo conferma la fine dell’indennità di mobilità nel 2016; e chiarisce che, dal 1° gennaio 2017, il contributo dello 0,30% che oggi pagano le imprese che utilizzano questo ammortizzatore resterà alle aziende (non verrà trattenuto dall’Erario). 

La Naspi, la nuova indennità di disoccupazione, durerà strutturalmente 24 mesi anche dopo il 2016, e l’ambito di applicazione delle integrazioni salariali viene esteso alle aziende sopra i 5 dipendenti attraverso il sistema dei fondi di solidarietà, istituiti dalla legge Fornero del 2012, che, quindi, dal 1° gennaio 2016 dovranno necessariamente partire.

Si ipotizza, poi, un correttivo in extremis alla norma sulle dimissioni (i 7 giorni pensati dall’esecutivo per il “ripensamento” del lavoratore sono troppi, si potrebbe scendere a 3-5 giorni); e nel Dlgs sul riordino delle politiche attive si starebbe pensando di confermare una disposizione restrittiva sui fondi interprofessionali (lo Stato controllerebbe gli investimenti e, di fatto, le spese di questi fondi creati dalle parti sociali).

A circa 48 ore dal Consiglio dei ministri continuano le limature sui Dlgs attuativi del Jobs act (sul tavolo del governo sbarcheranno i due Dlgs su contratti e conciliazione vita-lavoro per l’ok finale, e i restanti quattro Dlgs su cassa integrazione, semplificazioni, attività ispettive e servizi per il lavoro, per il primo esame).

Anche ieri sono proseguiti contatti tra i tecnici di palazzo Chigi e ministero del Lavoro per gli ultimi dettagli: l’estensione, strutturale, a 24 mesi della Naspi «comporterà un investimento annuo di circa 2,5 miliardi», spiega Stefano Sacchi, professore di politica sociale alla Statale di Milano e consulente del ministero guidato da Giuliano Poletti.

La bozza di Dlgs sulla razionalizzazione degli ammortizzatori sociali conferma la fine dei sussidi in deroga nel corso del 2016. Tra cig e contratti di solidarietà si potrà arrivare al massimo da 24 fino a 36 mesi di protezione nel nuovo quinquennio mobile. «I periodi di cassa già fruiti non verranno conteggiati – aggiunge Sacchi – si ripartirà cioè da zero con l’entrata in vigore del Dlgs. L’obiettivo della riforma è quello di modificare i comportamenti delle aziende per ritornare a un uso virtuoso della cassa che non potrà più servire a mantenere in piedi aziende decotte». Il Dlgs chiarisce anche la contribuzione al nuovo fondo d’integrazione salariale (Fis), per le imprese non coperte dai fondi bilaterali: le aziende sopra i 5 e fino a 15 dipendenti pagheranno lo 0,45% che sale allo 0,65% per quelle superano i 15.

Come detto, dal 2017, le aziende non dovranno più versare lo 0,30% per la mobilità, ma questi fondi potrebbero essere utilizzati per altre finalità: per esempio, per sostenere le ristrutturazioni aziendali (con agevolazioni fiscali-previdenziali per i lavoratori in uscita). L’esecutivo aspetta una proposta delle parti sociali: «Sarebbe positivo poter contare su queste risorse per le politiche attive», evidenzia Maurizio Del Conte, professore di diritto del Lavoro alla Bocconi di Milano, e consigliere giuridico del premier, Renzi.

Per quanto riguarda la nuova agenzia unica per le ispezioni, l’obiettivo è «contenere i comportamenti opportunistici e illegali nei contesti di lavoro», ha detto ieri il ministro, Giuliano Poletti, intervenendo a un convegno sul Jobs act al palazzo di giustizia di Milano. «Dietro le ispezioni messe in campo dal ministero del Lavoro, dall’Inps e dall’Inail – ha aggiunto – nove volte su dieci c’è un’attività di intelligence. Con l’agenzia unica, eviteremo ripetizioni, riducendo i costi». Nel corso del convegno si è parlato anche di mansioni: per Stefano Dolcetta, vicepresidente di Confindustria, la possibilità di modificare le mansioni del lavoratore a parità di inquadramento (prevista nel Dlgs sul riordino dei conrtratti) «è un’assoluta novità per il nostro Paese e va nella direzione di una maggiore flessibilità organizzativa che è un aspetto molto sentito dalle imprese». Mentre sulle modifiche alla disciplina delle collaborazioni (si ipotizza una stretta robusta su quelle “organizzate”), Dolcetta avverte: «Se si estende troppo l’area della subordinazione, si rischia di impedire l’uso delle collaborazioni in interi settori della nostra economia». La leader della Cgil, Susanna Camusso, ha lanciato invece un allarme sull’uscita di scena della indennità di mobilità: «Se non si interviene sul fronte pensionistico – spiega – rischiamo una nuova ondata di esodati senza più strumenti di tutela».

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