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Nel 2015 niente detassazione per la produttività

È ufficiale: nessuna detassazione per la retribuzione di produttivita’ per l’anno 2015
Per il 2015, a meno di novità dell’ultima ora, non ci sarà la detassazione delle somme erogate per favorire la produttività. Lo ha confermato l’ufficio legislativo del ministero delll’Economia e finanze rispondendo nel question time di ieri in commissione Finanze alla Camera.

Si tratta di una risposta che pone fine ai dubbi sorti in merito alla possibile esistenza di fondi già stanziati, per lo scopo, a valere per il 2015. Le perplessità sono sorte a seguito di un’errata lettura del comma 482 dell’articolo 1 della legge 228/2012 che, nello stanziare le risorse utili per la detassazione del 2014, ha previsto che un importo pari a 200 milioni di euro potesse essere utilizzato nel 2015.

Tuttavia l’estensione all’anno in corso riguarda la copertura dell’agevolazione fiscale applicata a somme corrisposte a dicembre del 2014 i cui effetti – in termini di minor introito dello Stato – si sono verificati nel corso del mese di gennaio 2015.

La coperta è corta e tirandola da una lato resta, inevitabilmente, scoperto l’altro. Questo in sintesi potrebbe essere quanto accaduto nell’anno in corso con riferimento alla detassazione sui premi di produttività che, presumibilmente, ha dovuto cedere il passo allo sgravio triennale (per le nuove assunzioni/stabilizzazioni) che incide pesantemente sul conti statali.

In realtà la detassazione, introdotta nel nostro ordinamento nel 2008, è stata oggetto di numerose revisioni, in genere al ribasso. Si tratta di una misura che ha come scopo la riduzione della pressione fiscale sui redditi di lavoro dipendente, prevedendo che, su una parte della retribuzione legata alla produttività (a determinate condizioni e limiti), in luogo della tassazione ordinaria e delle addizionali regionali e comunali, si applichi un’imposta sostitutiva del 10 per cento.

Nel tempo l’impianto normativo originario è stato stravolto, assottigliando notevolmente la cifra massima detassabile che è passata da 6.000 euro sino a 2.500 euro (rivalutata a 3.mia euro per il 2014). Anche il limite reddituale dell’anno precedente (da ultimo fissato in 40mila euro) che dà l’accesso al beneficio, ha subito molti ritocchi.

Va ricordato che l’impianto incentivante in favore della contrattazione di secondo livello consta di due misure: oltre alla leva fiscale, aziende e lavoratori possono contare anche su un incentivo contributivo. Si tratta di uno sgravio che opera sia sulla quota datoriale (per un massimo di 25 punti) che su quella del lavoratore (esonero totale).

Per il 2015 il beneficio contributivo è stato recentemente disciplinato dal decreto ministeriale 8 aprile 2015 (si veda il Sole 24 ore del 30 maggio 2015) che ha fissato all’1,60% della retribuzione contrattuale annua di ciascun lavoratore (premio compreso) il tetto su cui può operare lo sgravio riferito alle somme corrisposte dalle imprese nel corso del 2014 (1 gennaio-31 dicembre).

Vale la pena di osservare, tuttavia, che anche lo sconto contributivo è ormai in costante e progressiva diminuzione, in conseguenza del corposo taglio operato a più riprese dal legislatore alla dotazione del fondo dedicato a questo intervento.

Dalla sua entrata in vigore (2008) a oggi, le risorse a disposizione hanno, infatti, subito una decurtazione di quasi il 40%, passando dall’originario budget di 650 milioni di euro, agli attuali 391.

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