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Certificazione unica, stop alle sanzioni

CU probabile stop alle sanzioni per tardato invio
Un milione e mezzo di certificazioni uniche spedite in ritardo o errate. 
La stima arriva dall’agenzia delle Entrate che la scorsa settimana ha chiesto espressamente al ministero dell’Economia di escludere l’applicazione della sanzione da 100 euro per i ritardati o errati invii della nuova certificazione unica per questo primo anno di sperimentazione del 730 precompilato .

Un’ipotesi allo studio motivata sia dall’eccezionalità della sperimentazione della precompilata e dei suoi adempimenti sia dal comportamento dei sostituti d’imposta e degli intermediari ispirato, secondo le Entrate, alla massima correttezza e trasparenza. Del resto, oltre all’obbligo di invio telematico al fisco, la certificazione unica 2015 prevedeva nuovi campi e, quindi, dati in più e diversi da inserire rispetto al vecchio Cud. Molti errori (si pensi al caso dell’assenza del numero dei giorni per dipendenti e pensionati) si sono poi “trasferiti” sul 730 precompilato, come raccontato più volte su queste pagine. Ma potrebbero essersi verificati anche invii doppi.

L’intervento allo studio potrebbe essere tradotto in una norma ad hoc. Questa, per il solo primo anno di avvio del progetto legato alla dichiarazione precompilata, dovrebbe prevedere la non applicazione delle sanzioni in caso di tardivo o errato invio delle certificazioni uniche. In questo senso verrebbero accolte le richieste avanzate ieri dal presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, Gerardo Longobardi: «Lo scorso mese di marzo – spiega – sono state tante le difficoltà verificatesi in occasione dell’invio telematico delle certificazioni uniche dei redditi e delle ritenute da parte dei sostituti d’imposta. La novità dell’adempimento e il ritardo con cui sono stati messi a disposizione gli applicativi necessari per la loro compilazione hanno creato non pochi problemi». La disapplicazione delle sanzioni, continua Longobardi, rappresenterebbe «un segnale di ascolto nei confronti delle difficoltà vissute dai professionisti, peraltro non dovute a loro negligenze e soprattutto un ulteriore passo in avanti sulla strada di un rapporto fisco-contribuente sempre più improntato sulla reciproca fiducia e collaborazione». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il coordinamento amministratori condominiali e immobiliari (Coram) di Confedilizia, che chiede la disapplicazione delle sanzioni ricordando le difficoltà riscontrate dai condominii nell’adempimento.

L’alternativa alla norma di legge sulla disapplicazione delle sanzioni potrebbe essere l’intervento in via interpretativa che troverebbe le sue giustificazioni nello stesso ordinamento tributario nei casi in cui esista una reale sproporzione tra l’adempimento fiscale e i criteri o le modalità per la sua corretta realizzazione. In questo senso le sanzioni potrebbero essere ridotte del 50 per cento.

Come si arriva allora al milione e mezzo di certificazioni uniche errate o trasmesse in ritardo? Il costo dell’operazione stimato dai tecnici dell’amministrazione finanziaria sarebbe di circa 75 milioni di euro calcolati sulla base di una dimezzamento da 100 a 50 euro della sanzione prevista dal decreto sulle semplificazioni fiscali (il Dlgs 175/2014). Di qui il milione e mezzo di «Cu» giunte in ritardo o piene di errori.

Vanno, però, ricordati due aspetti relativi al primo adempimento sull’invio delle certificazioni uniche. Da un lato, è stato consentito di inviare le certificazioni relative ai redditi autonomi non occasionali (sostanzialmente le partite Iva) anche oltre la scadenza. Dall’altro lato, l’agenzia delle Entrate a ridosso del termine entro cui dovevano essere trasmesse le certificazione uniche (lunedì 9 marzo in quanto il termine del 7 cadeva quest’anno di sabato) ha ridotto gli spazi di intervento in casi di errori o ritardi. La circolare 6/E/2015 (paragrafo 2.8)ha ricordato che nelle ipotesi di errata trasmissione delle certificazioni l’articolo 4, comma 6-quinques, del Dpr 322/1998 prevede l’applicazione della sanzione da 100 euro per ogni singola certificazione non corretta, e che questa si sarebbe evitata solo se la rettifica fosse avvenuta entro i cinque giorni successivi alla scadenza ordinaria. Cinque giorni, tra l’altro, da calcolare dal termine ordinario del 7 marzo e non dal 9 marzo: quindi la deadline per le correzioni è stata molto ravvicinata andando in scadenza giovedì 12 maggio. E nessuno spazio per il ravvedimento operoso, come del resto anticipato già a Telefisco 2015.

Inoltre, sempre secondo i chiarimenti “ufficializzati” a ridosso dell’adempimento, l’amministrazione finanziaria ha precisato che nei casi di mancato invio entro la scadenza del 9 marzo la certificazione si sarebbe considerata irrimediabilmente omessa e tale comportamento sarebbe stato sanzionato senza la possibilità di correggersi nei cinque giorni successivi.

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