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Licenziamento disciplinare: tempestività e specificità

Licenziamento disciplinare: tempestività e specificità della contestazione
Con la sentenza n. 10727, depositata il 25 maggio 2015, la Corte di cassazione è tornata a pronunciarsi in relazione ai requisiti di tempestività e di specificità della contestazione disciplinare.
Nel caso di specie, il preposto di una banca nel 2002 aveva autorizzato una complessa operazione effettuata da un cliente che aveva comportato «improprie» registrazioni nell’archivio tenuto ai sensi della normativa antiriciclaggio. L’istituto bancario veniva a conoscere i dettagli dell’operazione solo a metà 2007, a seguito della notifica di un provvedimento penale da parte della Procura della Repubblica: in conseguenza di ciò, la società avviava un procedimento disciplinare che si concludeva con il licenziamento del dipendente che, impugnato in sede giudiziale, veniva confermato in primo grado e annullato in sede di gravame.

In particolare, la Corte d’appello dichiarava illegittimo il recesso sotto due profili: perché riteneva non tempestiva la contestazione disciplinare, avvenuta cinque anni dopo il fatto; e perché giudicava «incerta l’incolpazione» mossa al dipendente in quanto vaga e non specifica.
Per quanto attiene al primo profilo, la Corte di legittimità ha censurato il giudizio di intempestività della contestazione in quanto, come dedotto dall’istituto ricorrente, lo stesso aveva avuto compiuta conoscenza della natura delle operazioni del dipendente solo alcuni anni dopo il fatto, a seguito della notifica di un provvedimento penale della Procura della Repubblica.

Confermando il suo consolidato orientamento in tema, la Corte ha osservato che «la regola d’immediatezza della contestazione disciplinare, intesa anzitutto a garantire al lavoratore incolpato l’effettiva possibilità di difesa, non è violata se il datore di lavoro proceda all’incolpazione solo dopo avere avuto piena conoscenza dei fatti e piena possibilità di convincersi dell’illiceità di essi, ciò che, quando si tratti di complesse operazioni bancarie, può richiedere un congruo periodo di tempo, nell’interesse dello stesso lavoratore. Tanto più quando si tratti di comportamenti penalmente rilevanti».

La regola in esame (desumibile dall’articolo 7 della Legge 300 del 1970) va intesa, infatti, in un’accezione relativa, ossia tenendo conto delle ragioni oggettive che possono ritardare la percezione o il definitivo accertamento e valutazione dei fatti contestati, poiché un simile esame deve essere effettuato in modo ponderato e responsabile anche nell’interesse del lavoratore che non deve essere destinatario di contestazioni avventate.

La Cassazione ha tuttavia ritenuto di respingere il ricorso e quindi di confermare la sentenza di merito che dichiarava l’illegittimità del licenziamento sotto il profilo della genericità della contestazione disciplinare affermata dalla Corte d’appello.
Costante giurisprudenza ha sancito che, in tema di licenziamenti disciplinari, la contestazione deve essere specifica e dettagliata in ossequio al principio di correttezza vigente nei rapporti contrattuali e all’interesse del dipendente di vedersi garantito il diritto di difesa.

La Corte di legittimità ha dunque affermato che «è necessario che dal capo di incolpazione risultino con certezza non soltanto il fatto addebitato ma, quando si tratta di norme di livello legislativo o regolamentare, e tanto più di norme di livello inferiore, è necessaria, se non l’indicazione precisa della norma violata, almeno una descrizione del fatto tanto precisa da risultarne chiara la sussumibilità sotto una regola determinata».
Secondo i giudici di legittimità né la lettera di contestazione disciplinare, né lo stesso ricorso per cassazione avevano specificamente indicato le norme violate o per quali ragioni e secondo quali regole le registrazione dell’archivio contabile fossero ritenute «improprie». Tali imprecisioni sono state ritenute incompatibili con il principio di sufficienza della contestazione disciplinare e idonee a violare il diritto di difesa dell’incolpato sia in sede di procedimento disciplinare, sia nel successivo procedimento giudiziario.

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