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Ammortizzatori in deroga, le istruzioni Inps

Cig e mobilità in deroga: regole spiegate dall’Inps
L’Inps è esonerato dal ministero del Lavoro dall’effettuare le verifiche e i controlli preventivi relativi alla compatibilità finanziaria sugli accordi di Cig in deroga stipulati in sede istituzionale e dalla successiva verifica di coerenza della determinazione regionale con l’ipotesi di accordo.
L’Inps dovrà pertanto effettuare solamente un monitoraggio della spesa attraverso il Sip (Sistema Informativo dei Percettori), mediante un controllo periodico successivo finalizzato alla verifica del rispetto, da parte delle Regioni e Province autonome, delle risorse loro assegnate dai decreti interministeriali di attribuzione dei fondi.
Si tratta di uno dei passaggi della circolare 107 del 27 maggio 2015 con la quale l’Istituto commenta il nuovo sistema degli ammortizzatori in deroga, entrato in vigore il 4 agosto 2014 e che cesserà a fine 2015.
Il decreto interministeriale del 1° agosto 2014 ha indicato le finalità generali relative alla disciplina dei criteri per la concessione di ammortizzatori sociali in deroga, in una prospettiva di superamento dell’attuale sistema.

Destinatari – L’Inps conferma che possono beneficare della Cig in deroga:
1) dal lato dei datori di lavoro, solo le imprese commerciali come definite dal codice civile, compresi i piccoli imprenditori, nonché le cooperative sociali;
2) dal lato dei lavoratori, ne possono beneficiare anche gli apprendisti e i lavoratori somministrati, subordinatamente al conseguimento di un’anzianità lavorativa presso l’impresa di almeno 12 mesi alla data di inizio del periodo di riferimento.

Condizioni – L’impresa prima di accedere alla Cig in deroga deve aver preventivamente utilizzato gli strumenti ordinari di flessibilità (ferie residue e maturate, permessi, banca ore, ecc…), tra cui sono da considerare compresi anche gli istituti di fonte contrattuale. Sono da considerare escluse le ferie programmate che coincidono, ad esempio, con le chiusure estive o natalizie.

Causali di intervento – Le causali per chiedere la Cig in deroga concedibile per un periodo massimo di 5 mesi, sono:
a) situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all’imprenditore o ai lavoratori;
b) situazioni aziendali determinate da situazioni temporanee di mercato;
c) crisi aziendali;
d) ristrutturazione o riorganizzazione.
È esclusa la possibilità di attivare la causale della cessazione dell’attività aziendale.

Domanda – L’azienda presenta, in via telematica, alternativamente all’Inps e alla Regione, la domanda corredata dall’accordo sindacale entro 20 giorni dalla data in cui ha avuto inizio la sospensione o riduzione dell’orario di lavoro.
In linea di massima la data dell’accordo sindacale, da indicare nella domanda, deve essere precedente al momento di inoltro della richiesta telematica.
Pertanto l’azienda deve, in alternativa, presentare la domanda:
1) all’Inps (modello SR100) in via telematica sulla consueta piattaforma DigiWeb;
2) alla Regione, che a sua volta dovrà trasmettere in SIP anche i modelli di domanda (SR100) nonché la determinazione regionale di accoglimento.
L’Inps, in particolare, dovrà effettuare sulla base delle indicazioni ministeriali un monitoraggio della spesa attraverso il Sip (Sistema Informativo dei Percettori) mediante un controllo periodico successivo finalizzato alla verifica del rispetto, da parte delle Regioni e Province autonome, delle risorse loro assegnate dai decreti interministeriali di attribuzione dei fondi.

La sede territorialmente competente dovrà inoltre verificare:
a) che l’impresa abbia preventivamente utilizzato gli strumenti ordinari di flessibilità;
b) che il periodo di concessione per unità produttiva non sia superiore al limite di durata massima del trattamento fissato in 5 mesi;
c) lo “stato azienda”, dall’analisi dei dati sintetici dell’anagrafica aziendale.
Successivamente all’autorizzazione la sede territorialmente competente, al fine di procedere al pagamento delle prestazioni, dovrà effettuare – oltre ai consueti controlli di compatibilità dei soggetti beneficiari del trattamento già in essere – anche il controllo relativo all’anzianità aziendale del lavoratore presso l’impresa di almeno 12 mesi.

Mobilità in deroga – La concessione dei trattamenti di mobilità in deroga da parte delle Regioni o Province autonome entro e non oltre il 31 dicembre 2016 è subordinata al presupposto che per i lavoratori interessati non sussistano le condizioni di accesso ad ogni altra prestazione a sostegno del reddito connessa alla cessazione del rapporto di lavoro.
Il trattamento spetta ai lavoratori subordinati, con riferimento a tutte le tipologie di lavoro dipendente, subordinatamente al conseguimento di un’anzianità aziendale di almeno 12 mesi, di cui almeno sei di lavoro effettivamente prestato.
In pratica la mobilità in deroga non può più essere concessa dopo il periodo di Aspi o miniAspi, mobilità ordinaria o disoccupazione agricola già fruito, o dopo un periodo di fruizione della Naspi, né può essere concessa se il lavoratore aveva diritto ad un ammortizzatore ordinario e non l’ha richiesto.

Durata della mobilità in deroga – La concessione dell’indennità di mobilità in deroga e la relativa durata dipendono dalla circostanza che il lavoratore abbia oppure no beneficiato di trattamenti di mobilità in deroga per più o meno di 3 anni. Pertanto:
1) se il lavoratore ha già fruito di almeno 3 anni di mobilità in deroga anche frazionati, per il biennio 2015/2016 non avrà diritto ad alcuna mobilità in deroga;
2) se invece non ha fruito o ne ha beneficiato per meno di 3 anni, avrà diritto, per il biennio 2015/2016, a 6 mesi di mobilità in deroga e a 8 mesi se ubicato nelle aree del mezzogiorno

Domanda della mobilità in deroga – La richiesta va presentata all’Inps in via telematica entro 60 giorni dal licenziamento. Il sistema a quel punto informa la regione che potrà procedere alla relativa autorizzazione, comunicandolo poi all’Inps tramite Sip al fine di liquidare la prestazione.
L’Inps ha l’obbligo di effettuare il monitoraggio mensile delle domande presentate, delle prestazioni corrisposte e dei relativi flussi finanziari.

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