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Nuova Naspi dopo circolare Inps

I requisiti Aspi riducono la Naspi
La durata della Naspi è svincolata dal requisito anagrafico degli interessati ed è invece rapportata alla storia contributiva del lavoratore, meccanismo questo che privilegia chi vanta più significative anzianità contributive.

L’arco temporale di spettanza – corrispondente a un numero di settimane pari alla metà di quelle oggetto di contribuzione negli ultimi quattro anni – non può ricomprendere, tuttavia, i periodi contributivi che hanno già dato luogo a erogazione, in favore del medesimo soggetto, di altre prestazioni di disoccupazione, anche se fruite in unica soluzione in forma anticipata. Ne deriva, dunque, che i periodi contributivi precedenti la prestazione di cui hanno costituito la base di calcolo devono essere esclusi ai fini della durata.

Tuttavia, dato che le precedenti forme di tutela (disoccupazione ordinaria e Aspi) non ragguagliavano le rispettive durate alla contribuzione pregressa, nella circolare 94/2015 l’Inps illustra un’articolata serie di criteri per determinare i periodi oggetto di esclusione ai fini della Naspi. Ad esempio, nell’ipotesi in cui un lavoratore – nei 4 anni che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione per cui richiede la Naspi – abbia percepito integralmente l’Aspi, vengono escluse dal computo dei contributi utili per la nuova prestazione (Naspi) le settimane di durata teorica dell’indennità già goduta che non possono comunque essere inferiore a 52 (requisito minimo di accesso all’Aspi). Al contrario, se il soggetto ha fruito parzialmente delle prestazioni Dso e Aspi, il numero di settimane da escludere si riduce in funzione della minore durata.

Non sono esclusi i periodi contributivi che hanno dato luogo a indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti e alla mini Aspi 2012; di contro, le settimane di percezione delle indennità di disoccupazione mini Aspi (dal 2013) vengono raddoppiate e tolte dal periodo di durata della Naspi.

Sempre riguardo alla durata, si ricorda che per gli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° gennaio 2017, la nuova assicurazione sociale per l’impiego non potrà eccedere le 78 settimane.

Per quanto riguarda l’importo della prestazione, valgono gli stessi principi dell’Aspi, ma va rilevato che – contrariamente, a quest’ultima, in cui operavano a regime due riduzioni (entrambe del 15% rispettivamente dopo sei e dopo dodici mesi di fruizione) – la Naspi si riduce del 3% mensile dal primo giorno del quarto mese di fruizione.

Le istruzioni operative dell’Inps confermano che la domanda di Naspi deve essere presentata esclusivamente in via telematica. Il termine di trasmissione è fissato, a pena di decadenza, in sessantotto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. A tale scopo l’istituto ricorda che nel caso di maternità indennizzabile, iniziata entro i sessantotto giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, il termine di invio della domanda si sospende per tutta la durata dell’evento di maternità. Anche per la malattia, l’infortunio e malattia professionale indennizzati, è prevista la sospensione del termine sino alla fine degli eventi ma solo per i rapporti a tempo indeterminato. Se tali eventi sono iniziati prima della conclusione del rapporto di lavoro, il termine per la trasmissione della domanda decorre dalla fine dei periodi indennizzati.

In caso di controversia rileva, invece, la data di definizione della vertenza sindacale o quella di notifica della sentenza giudiziaria. Se al lavoratore è stata erogata l’indennità sostitutiva di preavviso (Isp), il termine di inoltro della domanda di Naspi decorre dalla fine del periodo (espresso in giorni) coperto dall’Isp. Il licenziamento per giusta causa riduce il termine di prestazione ai 30 giorni successivi alla data di cessazione.

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