Filtra per categoria

Job Act: contratto di ricollocazione

Ricollocazione con nodo imposte
Il successo del contratto di ricollocazione introdotto dall’articolo 17 del Dlgs 22/15 dipenderà anche dal regime fiscale applicabile al primo strumento di politica attiva universale previsto dal Jobs Act.

A tal fine, è utile partire dal dato letterale della norma istitutiva. In particolare, il secondo comma dello stesso articolo 17 prevede che «il soggetto in stato di disoccupazione, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c), Dlgs n. 181/2000, ha diritto di ricevere dai servizi per il lavoro pubblici o dai soggetti privati accreditati un servizio di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro attraverso la stipulazione del contratto di ricollocazione».

Il successivo comma 3 prevede che «a seguito della definizione del profilo personale di occupabilità, al soggetto è riconosciuta una somma denominata “dote individuale di ricollocazione” spendibile presso i soggetti accreditati».

In linea generale, la norma prevede l’instaurazione di una serie di rapporti giuridici tra il soggetto in stato di disoccupazione beneficiario della dote (la persona), l’ente che eroga la dote individuale di ricollocazione (il Ministero, le Regioni) e i soggetti accreditati per i servizi al lavoro che dovranno fornire il servizio di assistenza nella ricerca di occupazione.

In particolare, lo schema del contratto di ricollocazione sembra delineare un sistema che pone al centro la persona, a cui viene riconosciuto il diritto soggettivo di percepire una somma, spendibile presso un operatore accreditato liberamente scelto tra quelli che risultano accreditati.

Al contrario, il tenore letterale della norma sembra escludere lo schema del rapporto sovventorio (ai sensi dell’articolo 12 della legge 241/90) tra l’amministrazione finanziatrice e il soggetto titolare/realizzatore dell’intervento, al quale viene riconosciuto solo un interesse legittimo e che può risultare assoggettato ad atti di autotutela amministrativa immediatamente efficaci e unilateralmente adottabili dall’amministrazione stessa in qualunque fase del rapporto (si veda: Vademecum del ministero del Lavoro per l’ammissibilità della spesa al Fse Po 2007-2013).

Questa possibile ricostruzione dello schema del contratto di ricollocazione richiede di chiarire il relativo regime fiscale applicabile ai fini dell’imposizione indiretta in capo al soggetto privato accreditato e ai fini dell’imposizione diretta in capo alla persona beneficiaria della dote individuale di ricollocazione.

Per quanto riguarda l’imposizione indiretta, con l’esclusione del rapporto sovventorio non sarebbero applicabili nemmeno in via analogica gli orientamenti del Lavoro e delle Entrate (si veda da ultimo la recente Circolare 20/E dell’11 maggio 2015), secondo cui i contributi erogati nell’ambito dell’attuazione di programmi finalizzati alla realizzazione di attività di formazione professionale e di aiuti alle persone nell’ambito di un regime di sovvenzione sarebbero esclusi dal campo di applicazione dell’Iva, poiché il contributo è concesso per finalità di interesse generale. Inoltre, risulta difficile non intravedere un rapporto di carattere sinallagmatico tra i soggetti privati accreditati ai servizi al lavoro per l’erogazione dei servizi di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro e la persona beneficiaria del contratto di ricollocazione, che spende la dote presso lo stesso soggetto accreditato da lui scelto.

Per quanto riguarda l’imposizione diretta, si pone il dubbio della possibile applicazione al contratto di ricollocazione dell’articolo 50 del Tuir, per il quale sono assimilati ai redditi da lavoro dipendente le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o addestramento professionale. Infatti, secondo alcuni orientamenti dell’amministrazione finanziaria (Circolare n. 326 del 23 dicembre 1997 e Risoluzione n. 365/E del 21 novembre 2002), tra queste ultime rientrerebbero anche le erogazioni relative ai corsi di specializzazione, qualificazione o riqualificazione per fini di studio o di addestramento professionale, comprese quelle erogate per corsi finalizzati ad una futura ed eventuale occupazione di lavoro o per la realizzazione di iniziative formative, volte a favorire l’ingresso dei lavoratori nel mondo del lavoro.

Pertanto, essendo finanziato esclusivamente con risorse pubbliche nazionali o comunitarie, al fine garantirne la neutralità fiscale e massimizzarne il valore della prestazione di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro senza gravare sulla persona beneficiaria, è auspicabile l’introduzione di una disciplina fiscale del contratto di ricollocazione che ne disciplini sia l’esclusione dall’imposizione diretta per i suoi beneficiari, sia l’esclusione dall’Iva per gli operatori accreditati.

-->