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Esodo dei lavoratori anziani anche con il licenziamento collettivo

Esodo dei lavoratori anziani: chiarimenti INPS in caso di procedure di licenziamento collettivo
L’accordo ai sensi della legge 223/1991 che individua i lavoratori a cui mancano meno di 4 anni per andare in pensione non può essere validato dall’Inps se uno o più lavoratori individuati non ha i requisiti prescritti, salvo che l’accordo medesimo non faccia salva la situazione di quelli in regola. Col messaggio 3088 del 6 maggio 2015, l’Inps fornisce alle proprie sedi le istruzioni operative per gestire gli accordi sindacali conclusi nell’ambito di procedure di licenziamento collettivo in cui sono individuati i lavoratori da prepensionare.

Nei casi di esubero di personale per i lavoratori che raggiungano i requisiti minimi per il pensionamento, di vecchiaia o anticipato, nei quattro anni successivi alla cessazione dal rapporto di lavoro, la legge 92/2012 istituisce il diritto a un trattamento di pensione provvisorio a carico del datore di lavoro e pagato dall’Inps. Si deve trattare di imprese che impieghino mediamente più di 15 dipendenti e che raggiungano un accordo sindacale con le organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello aziendale. Tale prestazione di esodo disciplinata dalla legge 92/2012 può essere oggetto anche di accordi sindacali nell’ambito di procedure ex articoli 4 e 24 della legge 223 del 23 luglio 1991.

Una volta ammessi al beneficio, l’Inps eroga ai lavoratori interessati una prestazione di esodo a totale carico del datore di lavoro esodante, con l’assistenza di una garanzia fideiussoria, di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe al momento della risoluzione del rapporto di lavoro in base alle regole vigenti, con l’accredito della relativa contribuzione fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento.

Dal punto di vista amministrativo una volta concluso, l’accordo stipulato in sede di licenziamento collettivo, può essere validato dall’Inps esclusivamente:

  1. nell’ipotesi in cui tutti i lavoratori indicati come destinatari della prestazione siano in possesso dei requisiti prescritti e cioè raggiungano i requisiti per il trattamento pensionistico entro 48 mesi dalla data di cessazione del rapporto di lavoro;
  2. nell’ipotesi in cui l’ accordo preveda che il medesimo resti valido in presenza di un numero minimo di lavoratori per i quali sia stata riscontrata la presenza dei requisiti, o indipendentemente da tale numero minimo.

Pertanto l’accordo non sarà validato qualora alcuni lavoratori non risultino in possesso dei requisiti richiesti e l’accordo non dichiari espressamente di valere per gli altri.
In caso di mancata validazione l’Inps ne deve dare notizia al datore di lavoro e a questo punto le parti stipulanti l’accordo possono comunicare all’Inps di volere comunque procedere all’esodo per quei lavoratori in possesso dei requisiti.

Il datore di lavoro deve a questo punto ripresentare sul cassetto previdenziale aziende la richiesta di accesso all’esodo (modello SC77) allegando la comunicazione di volere comunque procedere all’esodo per i lavoratori in possesso dei requisiti, sottoscritta anche dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori stipulanti l’accordo.

La sede della matricola principale deve inviare al datore di lavoro, sempre tramite PEC, il documento di validazione dell’accordo per i lavoratori in possesso dei requisiti allegando nuovamente il prospetto di quantificazione dell’onere riferito ai lavoratori da esodare, ai fini del rilascio della garanzia fideiussoria.

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