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Contratti trasformati e decontribuzione nel 2015

Contratti trasformati, la decontribuzione segue la restituzione dell’1,4%
L’esonero contributivo connesso alle nuove assunzioni a tempo indeterminato (comprese le stabilizzazioni), effettuate dall’1 gennaio 2015 e sino alla fine del corrente anno, pur non essendo contenuto nel Jobs act ma nella legge di stabilità del 2015, si rivela (almeno inizialmente, in quanto non strutturale) come parte integrante dell’azione riformistica del governo. Recentemente, il ministero del Lavoro, monitorando le comunicazioni telematiche trasmesse dalle aziende al Sistema informativo delle comunicazioni obbligatorie , ha reso noto che a marzo 2015 sono state 40.034 le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine, contro le 22.116 dello stesso periodo del 2014.

Si evidenzia, dunque, una rilevante tendenza alla stabilizzazione che, allo stato attuale, appare conveniente per tre motivi: in primis, sotto il profilo lavoristico, consente l’applicazione della nuova tipologia contrattuale che assicura più flessibilità in uscita; in seconda battuta, permette l’accesso all’esonero contributivo triennale (nei limiti di 8.060 euro annui e al netto di qualche aliquota minore di lieve entità); in terzo luogo, assicura il recupero (totale o parziale) del contributo dell’1,40%, versato in vigenza del precedente contratto a termine e destinato a finanziare – unitamente al contributo ordinario (1,61%) e al cosiddetto “ticket dei licenziamenti” – la nuova Naspi.

Con riferimento a questo ultimo aspetto, va appurato se, tra l’esonero e la restituzione del contributo addizionale Naspi (ex Aspi), vi sia piena compatibilità. Il tema è ancora aperto, atteso che l’Inps non ha ancora reso nota la sua posizione ufficiale. La Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, dal canto suo, affrontando la tematica in un vademecum per l’utilizzo della nuova Naspi (circolare 9/15 ), sembra porre in dubbio il diritto alla restituzione dell’1,40 per cento. Al riguardo va osservato che, sulla base dell’attuale quadro normativo, la restituzione (completa o con decalage, ove previsto) del contributo addizionale 1,40% per le trasformazioni/stabilizzazioni non appare in discussione. L’articolo 14 del Dlgs 22/15 , infatti, stabilisce che alla Naspi si applichino le disposizioni in materia di Aspi in quanto compatibili. In assenza di una diversa disciplina contributiva, quindi, sembra possibile sostenere che la previsione già contenuta nell’articolo 2, comma 30, della riforma Fornero continui a produrre effetti secondo le regole oggi note. Sul punto ricordiamo che, dopo le modifiche apportate dalla legge 147/13 all’originario testo della norma, dal 2014 la restituzione può avvenire in misura integrale e che, nei casi di stabilizzazione, ricorrendone i presupposti, opera la contrazione (decalage) stabilita dalla legge di riforma del mercato del lavoro.

Con riferimento alla sua compatibilità con l’esonero triennale introdotto dalla legge 190/14, a parere di chi scrive le due misure appaiono in grado di coesistere.

Va osservato, infatti, che la restituzione si riferisce alla trasformazione/stabilizzazione di un precedente rapporto di lavoro, durante il quale il contributo addizionale è stato versato in quanto dovuto, e in alcun modo coabita con il regime di esonero che riguarda e si applica al rapporto trasformato/stabilizzato. In realtà non sembra neanche possibile parlare tecnicamente di cumulabilità. L’unico momento temporale di condivisione è infatti costituito dal primo mese di trasformazione/stabilizzazione in cui, in conseguenza delle modalità di fruizione, le due misure possono convivere nel flusso UniEmens.

Inoltre, se pur determinata sulla base di un contributo precedentemente versato, la restituzione non sembra potersi configurare come una forma di agevolazione contributiva aggiuntiva rispetto allo sgravio mensile.

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