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Minimi retributivi cooperative: consulta avvalla ispezioni

Minimi retributivi per i soci di coop: la Consulta avalla l’operato degli ispettori ministeriali
Con la sentenza n. 51/2015 la Corte costituzionale conferma la bontà dell’attività ispettiva condotta dal Ministero del lavoro contro il dumping contrattuale nel settore cooperativo, mirata a ribadire che, in presenza di più contratti collettivi nazionali di lavoro nello stesso settore merceologico, si applicano i trattamenti economici previsti dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative: lo ricorda lo stesso ministero del Lavoro nella lettera circolare del 28 aprile scorso.

Nella sentenza la Consulta aveva dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Lucca sull’articolo 7, comma 4, del DL 248/2007 laddove stabilisce che, fino alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di coop, in presenza di più contratti collettivi della stessa categoria il trattamento economico deve fare riferimento ai contratti collettivi stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi della categoria a livello nazionale. Ad avviso del giudice del rinvio tale norma sarebbe in contrasto con l’articolo 39 della Costituzione (tuttora inattuato) dal momento che, in presenza di una moltitudine di contratti, imporrebbe al giudice l’applicazione del trattamento retributivo desumibile solo da alcuni di essi. In tal modo, agli effetti pratici, si realizzerebbe surrettiziamente lo stesso risultato previsto dalla norma costituzionale (l’efficacia erga omnes del contratto collettivo), ma senza rispettarne le tassative prescrizioni.

Tale lettura della norma, secondo i giudici costituzionali, si basa però su un erroneo presupposto interpretativo. Infatti il citato articolo 7 non intende assegnare ai contratti comparativamente più rappresentativi della categoria efficacia erga omnes, ma più semplicemente ne richiama i trattamenti economici spettanti al socio lavoratore quali parametri esterni idonei a fondare il giudizio di proporzionalità e sufficienza della retribuzione ai sensi dell’articolo 36 Costituzione.

La norma si pone nel contesto di quella disciplina già delineata in origine dalla legge 142/2001, con la quale si è inteso estendere al socio lavoratore di cooperativa le tutele proprie del lavoratore subordinato, nonché garantire trattamenti economici complessivamente proporzionati “alla quantità e qualità del lavoro prestato e comunque non inferiore ai minimi previsti, per prestazioni analoghe, dalla contrattazione collettiva nazionale del settore o della categoria affine” (articolo 3). La previsione contenuta nell’articolo 7, comma 4, del Dl 248/2007 fu adottata a seguito della firma del Protocollo d’intesa del 10 ottobre dello stesso anno tra Governo e parti sociali, con il quale si esplicitava l’impegno ad avviare iniziative idonee a contrastare il dumping contrattuale derivante dall’applicazione di contratti collettivi sottoscritti da sigle datoriali e sindacali non rappresentative, firmati al principale scopo di legittimare trattamenti retributivi inferiori ai normali parametri di sufficienza e proporzionalità.

Va dato atto al ministero del Lavoro della meritevole opera di contrasto messa in opera già all’indomani della entrata in vigore della norma, al punto da fornire puntuali indicazioni utili alla corretta individuazione dei contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria attraverso l’indicazione di indici sintomatici di rappresentatività sindacale, individuati per consolidato orientamento giurisprudenziale (si vedano la lett. circolare del 9 novembre 2010 e la lett. circ. 1 giugno 2012) . Alla luce dell’autorevole conforto della Consulta, anzi, sarà dato «ulteriore impulso» all’attività ispettiva, unitamente all’invito diretto alle competenti Direzioni periferiche, si legge nella nota ministeriale, «ad avvalersi delle essenziali argomentazioni fornite dalla Corte costituzionale sia in occasione della attività di vigilanza in ambito cooperativistico, sia in sede di relativo contenzioso».

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