Filtra per categoria

Nuova Naspi dal 1° maggio

La Naspi premia la «fedeltà» contributiva
Naspi al debutto per i disoccupati. Da venerdì, 1° maggio, entrerà ufficialmente in scena la nuova assicurazione sociale per l’impiego, che manderà definitivamente in soffitta Aspi e mini-Aspi, le due indennità previste dalla riforma Fornero del 2012 (si veda il decreto legislativo 22 del 4 marzo 2015).

E se i costi a carico delle imprese restano invariati – contributo ordinario dell’1,31% + 0,3%, quota addizionale dell’1,4% per i contratti a termine più ticket licenziamenti – per i lavoratori si possono individuare alcuni punti di forza e altri di possibile svantaggio del nuovo sussidio. Senza contare che con la Naspi arriva l’ennesimo tentativo di stringere il link con le politiche attive: i beneficiari, per non perdere l’indennità, dovranno ricercare attivamente un nuovo impiego (i dettagli saranno fissati da un futuro decreto) e partecipare a corsi di riqualificazione.

Tra i “vantaggi” del nuovo corso c’è l’alleggerimento dei requisiti d’ingresso – secondo le stime del governo la Naspi allargherà la copertura dal 96% al 97,2% degli assicurati -: per ottenere l’Aspi servono un anno di contributi nel biennio precedente (con minimo due anni dal primo pagamento), mentre per la Naspi basteranno 13 settimane di “bollini” (le stesse richieste per la mini-Aspi) pagati nei 4 anni precedenti la disoccupazione e 30 giornate di lavoro effettivo negli ultimi 12 mesi.

In più, la durata massima del sussidio salirà fino a due anni (un anno e mezzo dal 2017) e non sarà più ancorata all’età del lavoratore. E aumenterà anche il tetto dell’importo: 1.300 euro (leggermente più alto di quello dell’Aspi, 1.167,91 euro).

Sull’altro piatto della bilancia, però, ci sarà un décalage dell’assegno già a partire dal quarto mese, del 3% mensile, a differenza dell’Aspi (riduzione del 15% dopo 6 mesi e di un altro 15% dopo un anno). E ci sono situazioni in cui la nuova indennità potrebbe essere penalizzante. È il caso dei lavoratori che hanno una carriera contributiva frammentata: per un lavoratore over 55, ad esempio se i contributi versati nei 4 anni precedenti sono “pieni” la Naspi è più vantaggiosa perché si ha diritto all’assegno fino a un massimo di 24 mesi, mentre in caso di buchi contributivi c’è una perdita rispetto alla “vecchia” Aspi. Se ipotizziamo la metà dei contributi, si dimezza anche la durata del sussidio (12 mesi).

Un rischio, lamentano i sindacati, più forte per gli stagionali, anche in virtù della regola che toglie dal calcolo della durata della Naspi i periodi contributivi che hanno già dato luogo a prestazioni di disoccupazione.

«Il rischio emerge per chi lavora tra i 6 e gli 8 mesi l’anno», spiega Livia Ricciardi della Cisl. «Questi lavoratori matureranno il diritto rispettivamente a tre e a quattro mesi di Naspi (la metà) restando senza “paracadute” per i restanti mesi necessari a completare l’anno».

«Le regole attuative della nuova disciplina della Naspi – precisano dal ministero del Lavoro – saranno chiarite da una circolare Inps che è quasi pronta. Per la fase di prima applicazione, la circolare, con generale riferimento a tutti i lavoratori interessati, dovrà necessariamente tenere conto dei riflessi della transizione dalla vecchia alla nuova disciplina, anche per identificare i periodi di contribuzione utili per il calcolo della nuova indennità. Per gli stagionali, dalle simulazioni effettuate risulta che ciò potrà loro consentire di conservare sostanzialmente, per il 2015, le durate attuali di tutela». E, assicurano i tecnici, «non verranno neutralizzati i periodi di contribuzione che, pur avendo dato luogo a prestazioni all’interno del quadriennio di riferimento della Naspi, dovessero cadere prima dell’inizio dei quattro anni».

Dal dicastero di via Veneto arrivano rassicurazioni anche sulla Dis-coll, l’assegno di pari durata e pari importo della Naspi destinato ai collaboratori (anche a progetto) che perdono il lavoro dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015, che attende ancora istruzioni e modulo dall’Inps. «Il termine per la richiesta della prestazione – spiegano dal Welfare – in relazione a contratti già cessati (pari a 68 giorni, ndr) decorrerà dalla data di emanazione di un’apposita circolare Inps».Resisterà ancora per un po’, invece, l’indennità di mobilità prevista oggi per le aziende più grandi, che da quest’anno ha subito una stretta sulle durate: massimo 12, 24 o 36 mesi, a seconda dell’età. Dopo un ulteriore giro di vite nel 2016, la mobilità verrà archiviata e sarà sostituita dalla Naspi, che coprirà così tutti i dipendenti, con l’eccezione di quelli pubblici a tempo indeterminato e degli operai agricoli.

-->