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Tfr in busta dalla quota di maggio

Quir maggio
Sarà la busta paga di maggio a ospitare la prima quota del Tfr (Quir, maturata nel medesimo mese di maggio) erogata dai datori di lavoro con risorse proprie e riferita ai lavoratori che la richiedono ad aprile. Saranno valide, infatti, le istanze proposte dal 3 aprile, con la conseguenza che le quote di marzo e aprile 2015 non potranno essere corrisposte. Lo prevede la circolare Inps 82/2015 .

La legge di stabilità 2015 prevede che i lavoratori del settore privato (esclusi agricoli e colf) possano chiedere al datore di lavoro il pagamento della quota mensile di Quir in relazione ai periodi di paga decorrenti dal 1° marzo 2015 (ma nei fatti da maggio 2015) e sino al 30 giugno 2018 (fatte salve le cessazioni intervenute anticipatamente).

Il Dpcm 29/2015 (entrato in vigore il 3 aprile scorso) ha regolamentato la materia che, dopo la sottoscrizione dell’accordo quadro tra Abi e ministeri e la pubblicazione della circolare Inps, è ormai definita.

Per tutto il periodo di operatività della Quir (da maggio 2015 a giugno 2018), i datori di lavoro che la corrispondono non dovranno versare, ove tenuti, le quote di Tfr al fondo di Tesoreria e/o –come anticipato – ai fondi di previdenza complementare.

Sono ostative al pagamento della Quir alcune condizioni oggettive e soggettive. Per queste ultime, riconducibili a situazioni he riguardano il lavoratore, si veda altro articolo. Le prime, invece, attengono al datore di lavoro e potrebbero, quindi, non essere note al lavoratore. L’azienda (che in genere è obbligata al pagamento) non potrà soddisfare la richiesta se è interessata da una procedura concorsuale oppure se ha sottoscritto un accordo di ristrutturazione dei debiti o un piano di risanamento. Non riceveranno, inoltre, la Quir i dipendenti di datori di lavoro in Cigs o cassa in deroga in prosecuzione dell’intervento straordinario; in questo caso il divieto opera limitatamente all’unità produttiva interessata.

Chi occupa meno di 50 addetti e non è tenuto al versamento del Tfr al fondo di Tesoreria gestito dall’Inps (i due requisiti devono coesistere), per pagare la Quir, può far ricorso a un finanziamento bancario assistito da garanzia.

Per ottenerlo serve una certificazione dell’Inps che attesti i requisiti dell’azienda; i datori di lavoro devono richiederla attraverso il modulo di istanza online Quir, disponibile all’interno dell’applicazione «Diresco – Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente», sul sito internet www.inps.it. Il finanziamento va richiesto a un unico intermediario. Coloro che se ne avvalgono corrispondono la Quir quattro mesi dopo la richiesta del lavoratore (per esempio, settembre, per una domanda di maggio).

Le stesse cause oggettive che sono ostative alla richiesta di Quir, ove intervenute successivamente all’erogazione del finanziamento, ne determinano, in genere, l’interruzione, a partire dal periodo di paga successivo a quello d’insorgenza della specifica condizione e per tutta la sua durata.

La corresponsione della Quir con risorse proprie consente l’accesso a entrambe le misura compensative previste in funzione dello smobilizzo del Tfr (0,20% in genere, e 0,28%). Tale ultima facilitazione (0,28%) è, invece, preclusa ai datori di lavoro che ricorrono al prestito bancario; questi ultimi, inoltre, sono tenuti al versamento di uno specifico contributo (0,20%) destinato a finanziare il nuovo fondo, istituito dalla legge di stabilità 2015, destinato a garantire gli intermediari in caso di mancata restituzione del finanziamento da parte dei datori di lavoro Quanto al rimborso, va osservato che la normativa fissa al 30 ottobre 2018 il termine entro cui il datore di lavoro deve procedere a estinguere il prestito. In caso di cessazione anticipata del rapporto di lavoro, la restituzione deve, invece, intervenire entro la fine del mese successivo a quello in cui la stessa si realizza. Il contributo dello 0,20% , infine, è escluso da qualsiasi misura agevolata, compreso il nuovo sgravio triennale per le assunzioni del 2015.

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