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Trasferimento lavoratori ai sensi dell’art. 2112 del c.c.

Non si trasferisce il diritto non maturato
A seguito di un trasferimento di ramo d’azienda non è più esigibile il premio fedeltà previsto dalla contrattazione collettiva aziendale applicata dall’impresa cedente a favore dei lavoratori che avessero reso volontariamente le dimissioni dopo la maturazione di una programmata anzianità di servizio, se l’impresa cessionaria applica una disciplina collettiva che non prevede tale prestazione.

È questa la decisione cui è pervenuta la Corte di cassazione con sentenza 6943 del 7 aprile 2015, conclusa con il rigetto della domanda proposta da un lavoratore di vedersi riconosciuto il premio fedeltà che, alla luce della contrattazione collettiva previgente, spettava ai lavoratori che avevano maturato ventinove anni, sei mesi e un giorno di anzianità e si erano quindi predisposti a recedere dal rapporto.

La suprema Corte osserva che quando è intervenuta la cessione del ramo d’azienda il lavoratore era unicamente titolare di un’aspettativa alla futura acquisizione del premio fedeltà, ma non aveva maturato alcuno specifico diritto al pagamento della relativa prestazione economica.

La Corte non condivide, sotto questo profilo, l’argomentazione secondo cui il premio fedeltà, benché i suoi effetti fossero posticipati al momento dell’effettiva cessazione del rapporto di lavoro, era stato disciplinato dall’inizio mediante la previsione di un obbligo a carico del datore di lavoro, che era solo sospensivamente condizionato all’avveramento di una situazione futura. Era questa la tesi coltivata dalla difesa del lavoratore, cui la Cassazione si oppone sul rilievo che la regolamentazione aziendale vigente quando è intervenuto il trasferimento del ramo d’azienda subordinava il riconoscimento del premio fedeltà a due condizioni essenziali, una delle quali poggiava sulle dimissioni del lavoratore e non si era ancora realizzata all’atto della cessione aziendale.

La Corte evidenzia che, in questo contesto di riferimento, la mera maturazione dell’anzianità di servizio costituisce condizione necessaria, ma non sufficiente, per l’insorgere del diritto al premio. Ne consegue che quando si è realizzato il trasferimento d’azienda il lavoratore non aveva acquisito un diritto che automaticamente si trasferiva, per effetto dell’articolo 2112 del codice civile, sul rapporto di lavoro continuato con il cessionario.

A ulteriore conforto di questa conclusione viene segnalato che il premio fedeltà non era previsto dalla contrattazione collettiva applicata dall’impresa cessionaria, la quale non era, pertanto, tenuta a riconoscere una prestazione economica di cui il lavoratore non aveva titolo quando è intervenuta la cessione del ramo d’azienda.

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