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TFR in busta: ancora molti dubbi

Corsa a ostacoli per il Tfr in busta
Con la pubblicazione dell’accordo tra Abi e ministeri (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri è stato aggiunto un altro tassello per consentire ai lavoratori di incassare il Tfr mese per mese.
Però l’opzione non è ancora operativa in quanto dovranno essere completati ulteriori passaggi amministrativi e chiariti diversi punti, sia per le aziende con meno di 50 dipendenti che sceglieranno di ricorrere al finanziamento assistito, sia per quelle che utilizzeranno (per obbligo o per scelta) le proprie finanze.

La scelta dei dipendenti
Le imprese, per ora, possono iniziare a raccogliere le istanze dei dipendenti utilizzando come riferimento il modello allegato al Dpcm 29/2015. Dopo di che si dovranno attendere le ulteriori istruzioni operative che verranno fornite innanzitutto dall’Inps, considerato il ruolo importante che il decreto gli ha conferito.

Per tutte le aziende, infatti, l’Istituto di previdenza dovrà presumibilmente aggiornare il flusso Uniemens in modo da consentire di inserirvi i dati della terza scelta sulla destinazione del Tfr, cioè quella della liquidazione mensile in busta paga sotto forma di Quir (quota integrativa della retribuzione), che si aggiunge a quella del mantenimento in azienda (con conseguente pagamento alla cessazione del rapporto) e a quella del trasferimento alla previdenza complementare.

Dal flusso dovrà emergere che, a fronte dell’opzione per la liquidazione presentata dal lavoratore, l’importo del suo Tfr non dovrà essere indirizzato né al fondo pensione (se il dipendente lo aveva originariamente scelto) né al Fondo di tesoreria (se si tratta di dipendente di azienda con almeno 50 addetti).

Le banche aderenti

Nelle aziende con meno di 50 dipendenti che sceglieranno di utilizzare lo strumento del finanziamento assistito, prima dalla garanzia dell’apposito fondo istituito presso l’Inps e in ultimo dallo Stato, l’effettivo avvio della liquidazione del Tfr è altresì subordinato al completamento di tutta la complessa procedura di accesso al credito.

In primo luogo, secondo quanto previsto dall’accordo quadro del 24 marzo, l’Associazione bancaria italiana dovrà diffondere tra gli istituti di credito i contenuti dello stesso, predisporre il modulo di adesione che quelli interessati all’operazione dovranno utilizzare, raccogliere le eventuali adesioni e pubblicare l’elenco delle banche aderenti sul proprio sito, affinché i datori di lavoro possano scegliere a loro volta l’interlocutore finanziario (che, come esplicitato dal decreto e dall’accordo, deve essere sempre uno soltanto).

Ma le azioni più importanti e impegnative a cui è subordinata la partenza del progetto della monetizzazione rimangono di competenza dell’Inps, che dovrà creare una specifica piattaforma informatica tramite la quale comunicare con gli istituti di credito e rendere disponibili le informazioni e i dati necessari per erogare i finanziamenti, tra i quali le certificazioni degli importi della Quir (sia nella fase preliminare alla stipula del contratto di finanziamento, sia mensilmente per consentire l’effettiva erogazione dell’importo necessario al datore di lavoro per pagare mese per mese la quota maturanda).

I fondi pensione
Non bisogna dimenticare che l’opzione per la monetizzazione può coinvolgere anche i fondi pensione complementare, laddove i dipendenti che inizialmente vi avevano aderito (con obbligo di versamento del Tfr), optino invece, come consentito dalla legge, per la relativa liquidazione mensile. Di conseguenza i fondi dovranno essere avvisati che, a partire da una certa data e fino a giugno 2018 (ovvero settembre/ottobre 2018 per le aziende beneficiarie del finanziamento assistito), non riceveranno più quei trattamenti di fine rapporto. Ciò implicherà pertanto l’ulteriore necessità di creare uno specifico flusso di comunicazione tra aziende e fondi, ovvero quella di implementare i sistemi attualmente in uso.

I dubbi per marzo
Infine i datori di lavoro, prossimi alla prima liquidazione in busta paga, attendono che l’Inps, o meglio il ministero del Lavoro, chiarisca, in ragione dei tempi di decorrenza dell’obbligo di liquidazione previsti dal Dpcm 29/2015 (slittati di un mese o di 4 per le aziende “finanziate”), se e quando la Quir di marzo verrà monetizzata.

Il dubbio nasce dal fatto che sebbene la legge di stabilità 2015, ma anche il Dpcm (nonché in ultimo l’accordo Abi-ministeri) prevedano che il periodo di monetizzabilità vada da marzo 2015 a giugno 2018, lo stesso decreto del presidente del Consiglio dei ministri fa slittare l’efficacia dell’istanza del lavoratore al mese successivo a quello della presentazione, o a tre mesi dopo per i datori di lavoro che ricorrono al credito assistito, senza aver espressamente previsto l’obbligo di liquidare anche la quota maturata a marzo, primo mese di avvio del progetto di monetizzazione.

Forse sarebbe bastato prevedere nel decreto che, in caso di istanza presentata nel primo mese utile, cioè a marzo 2015, nella busta paga di aprile il datore avrebbe dovuto riconoscere anche la Quir arretrata di marzo.

Infine vale la pena di ricordare che l’opzione per la Quir può essere esercitata anche successivamente al mese di marzo dal dipendente o per sua scelta oppure perché di nuovo ingresso in azienda. In tal caso, poiché il termine ultimo previsto dalle norme rimane giugno 2018, il numero di mensilità liquidate si ridurrà di conseguenza.

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