Filtra per categoria

Applicabilità dei CCNL non maggiormente rappresentativi

Con i contratti collettivi “pirata” niente agevolazioni contributive
Il Ministero del Lavoro, con nota del 24 marzo 2015, opera una ricognizione in merito alla problematica dei cosiddetti contratti pirata e del concetto normativo di “maggiore rappresentatività comparata”.

Il dicastero rammenta che il principio di libertà sindacale, di cui all’articolo 39 della Costituzione, non può comportare l’applicazione generalizzata, da parte del datore di lavoro, dei cosiddetti contratti pirata, contratti collettivi “di comodo” più favorevoli alle aziende sul piano retributivo e normativo rispetto a contratti dello stesso settore stipulati dalle organizzazioni più rappresentative. Per tale motivo la legge ha introdotto il concetto di “maggiore rappresentatività comparata” che, tramite incentivi ed agevolazioni, indica ai datori di lavoro l’applicazione, tra più contratti della stessa categoria, di quelli stipulati dalle organizzazioni più rappresentative. Attualmente, i criteri per stabilire la rappresentatività degli attori negoziali possono essere ricavati dal Testo Unico sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014.

Il ministero procede a indicare i principali incentivi normativi diretti all’applicazione dei contratti menzionati. Tra questi vi sono i benefici normativi e contributivi di cui alla legge 296/2006 (articolo 1, comma 1175); la previsione di cui alla legge 389/1989 (articolo 1), come autenticamente interpretata dall’articolo 2, comma 25 della legge 549/1995, che impone comunque – indipendentemente dal contratto applicato – l’applicazione del minimo salariale stabilito dai contratti stipulati dalle organizzazioni più rappresentative ai fini del calcolo dell’obbligazione contributiva a carico dei datori.

Inoltre, il dicastero rammenta l’articolo 7, comma 4 della legge 31/2008, che impone alle società cooperative l’obbligo di applicare ai propri soci lavoratori trattamenti economici complessivamente non inferiori a quelli previsti nei contratti stipulati dai soggetti rappresentativi. Il criterio della maggiore rappresentatività comparata rileva anche in tema di enti bilaterali, come previsto nell’articolo 2 del Dlgs 276/2003 e nel Dlgs 81/2008, laddove è indicato ai datori di lavoro di rivolgersi unicamente agli organismi previsti, ai fini dello svolgimento della formazione in materia di sicurezza sul lavoro.

Il ministero, infine, richiama due recenti discipline, a dimostrazione dell’attualità del criterio della comparazione tra i contratti applicabili. L’una si riferisce al Dlgs 167/2001 sull’apprendistato, che all’articolo 2 demanda la regolamentazione dell’istituto alla contrattazione posta in essere dalle associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. L’altra riguarda il contratto a termine, ove il riformato articolo 1 del Dlgs 368/2001 stabilisce il noto limite del 20% del personale in forza al 1° gennaio per il ricorso al contratto a tempo determinato, limite che può essere derogato solo dai contratti stipulati dagli attori sindacali più volte citati.

-->