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Nuova Naspi: dubbi per i licenziati per motivi disciplinari

Naspi esclusa per licenziati per motivi disciplinari?
Come è noto, dal 7 marzo corrente è in vigore il decreto legvo n.22/15, emanato dal Governo in attuazione della legge delega n.183/2014 per la riforma del lavoro, in cui si regolamenta la Nuova Prestazione di assicurazione sociale per l’impiego-NASPI- ,che e’ istituita in funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, sostituendo le prestazioni di ASpI e mini-ASpI, introdotte dall’articolo 2 della legge n. 92 del 2012, con riferimento agli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° maggio 2015.

Il provvedimento in questione, tra l’altro, all’art.3 ,comma 1, prevede la seguente disposizione:

” La NASpI e’ riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto
involontariamente la propria occupazione e che presentino
congiuntamente i seguenti requisiti:
a) siano in stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1, comma
2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e
successive modificazioni;
b) possano far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del
periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione;
c) possano far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a
prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono
l’inizio del periodo di disoccupazione.
2. La NASpI e’ riconosciuta anche ai lavoratori che hanno
rassegnato le dimissioni per giusta causa e nei casi di risoluzione
consensuale del rapporto di lavoro intervenuta nell’ambito della
procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604,
come modificato dall’articolo 1, comma 40, della legge n. 92 del
2012.”
Rispetto al contenuto di detta disposizione ,cio’ che
suscita perplessa attenzione , provocando di conseguenza
l’interrogativo riportato nel titolo, e’ l’espressione
seguente, presente nel primo periodo del comma 1:”La NASpI
e’ riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto
involontariamente la propria occupazione…”,che
ribadisce un principio presente da sempre nella regolamentazione dell’indennita’ di disoccupazione.
Però si deve agiungere che la predetta disposizione non
fa cenno alla disposizione prevista dall’art.2.comma 5,
della legge n.92/12,secondo cui risultava escluso il
riconoscimento dell’Aspi soltanto per “i lavoratori che siano
cessati dal rapporto di lavoro per dimissioni o per
risoluzione consensuale del rapporto, fatti salvi i
casi in cui quest’ultima sia intervenuta nell’ambito
della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15
luglio 1966, n. 604, come modificatodal comma 40
dell’articolo 1 della presente legge”.
Tale norma legislativa ha comportato l’intervento del MLPS
e dell’Inps concordi a riconoscere l’Aspi anche ai
licenziati per motivi disciplinari,ossia di lavoratori
rimasti privi di occupazione di certo non involontariamente
Di contro i datori di lavoro si son trovati a dover versare il contributo Aspi pure per i dipenddenti dismessi per inadempimenti contrattuali di natiura disciplinare aventi il carattere della notevole gravita’ ,mentre nesuno effetto hanno registrato le iniziative intraprese dalle associazioni datoriali di ottenere la modifica della disposizione.

Orbene, preso atto che l’art. 3 del sopra richiamato decreto legislativo n.22/15 ,nel comma 2 recita che:”la NASpI e’ riconosciuta anche ai lavoratori che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa e nei casi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dall’articolo 1, comma 40, della legge n. 92 del 2012″ , qualche autore . , rimarcando che il nuovo testo non prevede piu’ ,come quello precedente ,esclusioni dall’indennita’ di disoccupazioni ,afferma che, essendo l’evento tutelato soltanto la disoccupazione involontaria , per conseguenza i lavoratori licenziati per motivi disciplinari non rientrerebbero tra i destinari della Naspi,il che ,se fosse confermata la valutazione or ora esposta ,escluderebbe l’onere del contributo straordinario dovuto dai datori di lavoro all’Inps per l’ indennita’in questione non spettante.

In merito , si attendono i chiarimenti del caso da parte degli organi istituzionali competenti,auspicando che intervengano con sollecitudine e comunque prima ancora che la Naspi diventi operativa.

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