Filtra per categoria

CCNL Multiservizi Fise – Obbligo fondo sanitario o prestazione equivalente

Per il settore servizi di pulizia e servizi integrati fondo sanitario o prestazioni equivalenti.
L’articolo 69 del contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi del 31 maggio 2011, attraverso l’accordo 16 luglio 2014 in materia di assistenza sanitaria integrativa prevede di fatto l’avvio di questa tutela a favore dei dipendenti beneficiari.

Lo stesso accordo del 16 luglio 2014 stabilisce che «l’azienda che ometta il versamento delle quote e dei contributi suddetti è responsabile verso i lavoratori non iscritti al Fondo della perdita delle relative prestazioni sanitarie, fermo restando il diritto del lavoratore al risarcimento del maggior danno subito. La corresponsione di indennità sostitutive non esonera il datore di lavoro dall’obbligo di garantire al lavoratore le prestazioni sanitarie e i servizi garantiti dal Fondo Asim. Il diritto all’assistenza sanitaria integrativa nei limiti di cui al presente articolo è irrinunciabile da parte del lavoratore».

Quest’ultima previsione contrattuale si rifà sostanzialmente a quelli che sono gli indirizzi tracciati dal ministero del Lavoro attraverso la circolare 43 del 15 dicembre 2010, attraverso la quale lo stesso dicastero, dopo anni di continue dispute tra parti contrapposte, ha messo a fuoco l’annosa questione, proponendo soluzioni chiare ed esaustive.

Riprendendo i passaggi salienti della circolare, il ministero ritiene assolutamente non obbligatoria l’iscrizione all’ente bilaterale (o all’ente/fondo di assistenza sanitaria integrativa, n.d.r.) per quelle aziende non aderenti alle organizzazione sindacali che hanno sottoscritto il contratto collettivo di categoria, in coerenza con i principi e le disposizioni costituzionali in materia di libertà associativa e, in particolare, di libertà sindacale negativa, nonché con i principi e le regole del diritto comunitario della concorrenza.

Diversamente, rispetto al punto precedente, deve essere inquadrata la questione riguardo alle eventuali previsioni contrattuali che, dopo aver definito un sistema bilaterale volto a fornire tutele aggiuntive ai prestatori di lavoro, dispongano l’obbligatorietà, non della iscrizione all’ente bilaterale, bensì del riconoscimento al prestatore di lavoro, per quei datori di lavoro che non vogliano aderire al sistema bilaterale, di analoghe forme di tutela anche per mezzo di una loro quantificazione in termini economici. Si tratta, per esempio, delle previsioni contrattuali che dispongano la corresponsione a favore dei prestatori di lavoro di taluni importi forfettari (elementi retributivi sostitutivi) oppure l’erogazione diretta da parte del datore di lavoro di prestazioni equivalenti quale alternativa al versamento del contributo all’ente bilaterale previsto dal contratto collettivo.

Ebbene, con riguardo a questa ultima questione, l’obbligatorietà della tutela – ovvero del versamento a favore del prestatore di lavoro di una somma forfettaria o anche della erogazione diretta, da parte del datore di lavoro, di prestazioni equivalenti a quelle della bilateralità – va riferita alla parte economico-normativa del contratto collettivo, avendo efficacia sul contenuto delle situazioni di diritto che regolano il rapporto individuale di lavoro tra il datore di lavoro e ciascuno dei propri dipendenti. In buona sostanza, per i datori di lavoro non iscritti alle associazioni datoriali firmatarie del contratto collettivo applicato, il riconoscimento di analoghe forme di tutela – anche attraverso la corresponsione di trattamenti economici sostitutivi – è da considerarsi assolutamente vincolante.

Nel caso specifico, quindi, è da ritenersi che il datore di lavoro, non iscritto alle organizzazioni firmatarie, non sia obbligato ad iscrivere i propri dipendenti al Fondo di assistenza sanitaria integrativa Asim. L’azienda che ometta il versamento delle quote e dei contributi, tuttavia, sarà responsabile della perdita delle relative prestazioni sanitarie, senza considerare poi il diritto del lavoratore al risarcimento del maggior danno subito. Anche la corresponsione di indennità sostitutive non dispensa il datore di lavoro dall’obbligo di garantire al lavoratore prestazioni e servizi di pari livello (sia in termini quantitativi sia qualitativi) rispetto a quelli offerti dal Fondo Asim.

Tra l’altro, l’orientamento appena descritto è corroborato da una recente sentenza del tribunale di Bergamo (riferita al comparto artigiano), attraverso la quale il giudice ha ritenuto di dover accogliere positivamente la richiesta del lavoratore interessato, condannando l’azienda convenuta in giudizio sia alla corresponsione del trattamento economico alternativo (contrattualmente previsto) sia all’erogazione diretta delle prestazioni previste dalla bilateralità di settore.

Con riguardo, invece, alle aziende che hanno deciso di iscrivere i propri dipendenti al Fondo Asim, attraverso l’accordo 16 luglio 2014 è stato tra l’altro stabilito che:

  • le imprese dovevano iniziare a versare mensilmente la contribuzione ordinaria a partire dalla mensilità di luglio 2014;
  • unitamente al contributo ordinario di luglio 2014, doveva essere versata la quota una tantum a titolo di iscrizione pari a 0,50 euro per ciascun lavoratore, da parte delle imprese che non avessero ancora provveduto a tale adempimento;
  • le imprese provvedono a versare al Fondo Asim la contribuzione per il periodo 1° luglio 2013-30 giugno 2014 con la seguente tempistica: con l’F24 del mese di settembre 2014 quanto dovuto al Fondo relativamente ai mesi di aprile-maggio-giugno 2014; con l’F24 del mese di febbraio 2015 quanto dovuto al Fondo relativamente ai mesi di gennaio-febbraio-marzo 2014; con l’F24 del mese di maggio 2015 quanto dovuto al Fondo relativamente ai mesi di ottobre-novembre-dicembre 2013; con l’F24 del mese di ottobre 2015 quanto dovuto al Fondo relativamente ai mesi di luglio-agosto-settembre 2013.

-->