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CU 2015

Nella «CU» solo compensi pagati.
Un nuovo modello di certificazione unica da compilare, tempi stretti, sanzioni pesanti, anche penali, e una difficile situazione economica che non sempre permette di pagare parcelle, stipendi, ritenute d’acconto. Differenze sostanziali tra lavoratori autonomi e dipendenti da non sottovalutare.

Questo è l’attuale quadro con cui confrontarsi.
Cominciamo dai lavoratori autonomi. L’articolo 25 del Dpr 600/1973 prevede che i sostituti d’imposta che corrispondono compensi per prestazioni di lavoro autonomo o per l’assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere, devono operare all’atto del pagamento una ritenuta del 20% a titolo di acconto (dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai percipienti), con l’obbligo di rivalsa. Regole similari, ma con aliquote diverse, sono stabilite al successivo articolo 25-bis per le provvigioni e indennità degli agenti, mediatori e rappresentanti. Una volta pagato il compenso, il sostituto dovrà versare la ritenuta effettuata entro il 16 del mese successivo tramite modello F24 e inviare la relativa certificazione unica – cosiddetta CU – al percipiente e telematicamente alle Entrate, quest’ultima entro il 9 marzo prossimo.

Dunque, nessun obbligo di versamento della ritenuta, né di rilascio della certificazione c’è nel caso di omesso pagamento della parcella del professionista, seppure regolarmente fatturata, o per la ricevuta pervenuta dal lavoratore occasionale ma non onorata. Viceversa, ove la prestazione lavorativa fosse stata saldata nel corso del 2014, il sostituto dovrebbe provvedere ad effettuare entrambi gli adempimenti, con particolare attenzione alla scadenza di invio della CU, onde evitare la sanzione di 100 euro per l’omessa, tardiva o errata presentazione della stessa. Analogamente, nel caso in cui allo stesso percipiente fossero remunerate solo alcune parcelle e altre no, ai fini degli adempimenti suddetti, andrebbero considerate solo le prime, ossia quelle pagate.

Nell’ipotesi di omesso versamento delle ritenute, invece, si potrebbe preliminarmente verificare se ci si trova nei limiti fissati dall’articolo 2 del Dpr 445/97 per il versamento cumulativo delle ritenute. Trattasi di una mera facoltà che può tornare utile in tali circostanze. In sostanza, il sostituto d’imposta senza dipendenti che nell’anno corrisponde compensi a non più di 3 lavoratori autonomi ed effettua ritenute d’acconto non superiori a 1.032,91 euro può versare l’ammontare delle suddette ritenute in sede di pagamento del saldo delle imposte dirette in un’unica soluzione. Dei sopracitati limiti, va monitorato bene quello relativo all’esclusiva erogazione di compensi di lavoro autonomo, e cioè l’assenza degli altri tipi di ritenute alla fonte, quali ad esempio quelle dei lavoratori dipendenti o quelle relative alle anzidette provvigioni.

Qualche dubbio può sorgere nel computare i pagamenti effettuati a cavallo di anno, in particolare per discernere quelli avvenuti entro il 31 dicembre. Come confermato nella circolare 38/E del 23 giugno 2010, rileva il momento in cui il committente effettua il pagamento, ovvero in cui le somme sono uscite dalla propria disponibilità.

Per i lavoratori dipendenti e assimilati, invece in luogo del 31 dicembre, la data di confine in esame è il 12 gennaio del periodo di imposta successivo a quello di competenza, vigendo il principio di cassa allargata di cui all’articolo 51, comma 1, del Tuir. Degna di nota è la casistica degli amministratori di società (amministratori collaboratori e non professionisti, secondo le indicazioni di cui alla circolare 105/2001 delle Entrate), ove il compenso deliberato e imputato correttamente a bilancio per competenza non sia stato pagato entro il 12 gennaio dell’anno successivo. In questi casi lo stesso dovrà fiscalmente essere ripreso a tassazione nel modello Unico della società come variazione in aumento e – sul versante CU – considerato nell’anno di effettiva erogazione, secondo la cassa allargata.

Maggiori complicazioni vi sono se il datore di lavoro è in difficoltà con il pagamento dei salari ai dipendenti. In fase di compilazione della certificazione unica, andranno considerate come imponibili e soggette a ritenute fiscali le sole somme corrisposte al lavoratore; mentre sul piano dei contributi previdenziali si dovranno indicare tutti quelli effettivamente maturati a prescindere se gli stipendi siano stati pagati o meno. Nel caso limite di nessun pagamento nel 2014 (o meglio, entro il 12 gennaio 2015 per il 2014) si dovrà compilare la sola sezione previdenziale.

Fanno eccezione i collaboratori per cui, al contrario, si applica il principio di cassa allargata anche per la parte contributiva (e non come appena visto la competenza).
Le ritenute d’acconto non versate nei termini sono sanabili con il ravvedimento operoso, come recentemente “potenziato” dalla legge di stabilità. 

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