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Tfr in busta paga pronto al via

Da questo mese di marzo entra nel vivo la possibilità di ottenere il trattamento di fine rapporto con la retribuzione mensile. 
Decreto verso la pubblicazione – Ancora al buio l’accesso ai finanziamenti per le aziende. 

L’operazione “Tfr in busta paga” entra nella fase operativa. Il via libera definitivo, però, arriverà solo con la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» del Dpcm “sdoganato” dal favorevole parere del Consiglio di Stato (di cui si è ancora in attesa). Cosa che dovrebbe avvenire nella settimana entrante. Il provvedimento contiene la regolamentazione per poter far funzionare lo strumento. In realtà la sua piena operatività la si avrà quando verrà sottoscritto un accordo quadro tra Abi e ministeri del Lavoro e dell’Economia.

L’intesa permetterà l’accesso ai finanziamenti bancari da parte delle aziende che occupano sino a 49 addetti. Per effetto delle nuove disposizioni, il Tfr subisce un’ulteriore evoluzione. Nato come retribuzione differita da liquidare a favore dei lavoratori al termine del rapporto di lavoro e utilizzato dal datore di lavoro come forma di finanziamento, dal 1982 in poi, il Tfr ha subito modifiche tendenti a sottrarlo all’azienda per destinarlo ad altri impieghi.

Dapprima l’obbligo di sue anticipazioni (al verificarsi di determinate condizioni), poi la possibile canalizzazione verso la previdenza complementare o l’obbligatorio trasferimento al fondo di tesoreria gestito dall’Inps e, da ultimo, il suo inserimento in busta paga sotto forma di quota integrativa della retribuzione (Quir) voluta dalla legge di Stabilità del 2015.

Lo start up della Quir è fissato al 1° marzo 2015; per i lavoratori che operano presso aziende che, in presenza dei presupposti normativi, ricorreranno al finanziamento bancario, la fruizione della Quir slitta di alcuni mesi. Non potranno richiedere la Quir, in quanto esclusi espressamente, i lavoratori agricoli, le colf, i lavoratori per i quali è previsto il pagamento periodico del Tfr o l’accantonamento presso terzi (per esempio edili). Semaforo rosso anche se l’azienda è interessata da una procedura concorsuale oppure se ha sottoscritto un accordo di ristrutturazione dei debiti o un piano di risanamento. Strada sbarrata anche per i dipendenti di datori di lavoro in Cigs o cassa in deroga in prosecuzione dell’intervento straordinario; in questo caso il divieto opera limitatamente all’unità produttiva interessata.

La nuova opzione, offerta ai dipendenti del solo settore privato che vantano almeno 6 mesi di anzianità, consiste nella possibilità di chiedere il pagamento della quota di Tfr che matura nel mese, al netto dell’aliquota 0,50% a carico dei lavoratori, se dovuta. La misura, sperimentale e temporanea, riguarderà i periodi di paga che vanno da marzo 2015, sino a giugno del 2018. È, tuttavia, necessaria una specifica richiesta in tal senso da parte del dipendente che vanta i requisiti.
Chi effettua la scelta non può ripensarci e resta vincolato all’opzione sino a giugno 2018 a meno che non sopravvengano della particolari situazioni che offrano al datore di lavoro la possibilità di interrompere l’erogazione (per esempio, in caso di procedure concorsuali successive alla richiesta della Quir). L’azienda può respingere la richiesta del dipendente se quest’ultimo ha ottenuto un prestito dando in garanzia il proprio Tfr. Tale regime opera sino alla notifica dell’estinzione del debito.

Si potrà chiedere il pagamento della Quir anche se in precedenza il lavoratore ha destinato il suo Tfr alla previdenza complementare per la costruzione della seconda pensione. Si tratta di una scelta opinabile la cui logica è difficilmente condivisibile se si pensa che in tal modo si realizzerà una scopertura (sino a circa tre anni) di versamenti al fondo di previdenza complementare e dunque un vuoto che inciderà negativamente sulla rendita che verrà pagata in futuro.

Per espressa previsione legislativa la Quir è assoggettata a tassazione ordinaria comprese le addizionali all’Irpef ma, fortunatamente, il reddito non rientra tra quelli che servono a definire l’accesso al bonus 80 euro. Il lavoratore interessato deve presentare domanda all’azienda utilizzando un modulo speciale e – stando all’attuale formulazione del decreto in attesa di pubblicazione – in presenza dei presupposti riceverà la Quir nella busta paga del mese successivo a quello di presentazione della richiesta (se il datore di lavoro paga direttamente); 3 mesi più tardi se l’azienda chiede il finanziamento.

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